[Andrea Mascherini è Presidente di Coop Reno. In questa intervista ci racconta perché torna (e sostiene) il Freelancecamp e svela perché alle cooperative piacciono tanto i freelance.]

Andrea Mascherini

Ciao Andrea, cosa ci fa il presidente di Coop Reno al Freelancecamp e, per di più, per il secondo anno di seguito?

​Ciao Alessandra, rispondo nello stesso modo a chi mi faceva questa domanda un anno fa: vengo ad imparare!​
L’etichetta di Presidente non deve essere sinonimo di “superbia​”, anzi: credo che, tra le tante responsabilità che mi devo prendere ogni giorno, ci sia anche quella di migliorare ogni giorno le mie conoscenze, lo devo soprattutto a chi mi ha dato la fiducia di guidare 768 colleghi e colleghe.

Il vostro evento rappresenta da questo punto di vista un ottima occasione di aggiornamento su tanti temi come ad esempio l’innovazione, la comunicazione e la new economy.

A tutti i Freelancecamp si è sempre parlato anche di cooperazione; quest’anno, poi, i maggiori supporter dell’evento sono tutte cooperative. Secondo te, è un caso? E perché Coop Reno dà una mano all’evento?

​Sono diventato Presidente di Coop Reno 2 anni fa, quando mancavano poche settimane ai miei 42 anni​; mentre nel resto d’Europa la mia età non sarebbe stato un evento eclatante, per il mondo delle cooperative di Consumo – ma volendo possiamo allargarlo al mondo industriale italiano – è stata un assoluta novità: laddove aumenta il fatturato e le complessità, per i giovani sembra non esserci mai posto. Io mi sento cooperatore nell’anima, penso però che, senza mettere in discussione il nostro modello valoriale, ci sia da fare una grande lavoro per aggiornare quel modello di impresa ai tempi moderni. Il Freelancecamp credo sia una bella occasione di “aggiornamento imprenditoriale” sotto due caratteristiche che io trovo emergere in particolare da questo contesto: dinamicità e vision del futuro.
​Io credo molto nei “simboli”, che a volte hanno un valore più importante della sostanza che realizzano. Quando abbiamo caricato su YouTube il mio ultimo intervento all’assemblea, in molti mi hanno chiesto perché ho scelto come filo conduttore degli indirizzi: li ho scelti perché ognuno di essi era il simbolo di qualcosa di importante. Lo è anche cercare di dare una mano a realizzare il vostro evento, al di là dell’apporto economico come sponsor vorrei che passasse il messaggio, il simbolo, che sta dietro a questo gesto: “c’è qualcuno che crede in noi, nelle nostre capacità”.

Società, mondo del lavoro e consumi sono stati rivoluzionati e spesso le strutture grandi e complesse faticano ad adeguarsi al cambiamento; d’altra parte, i piccoli, se da una parte hanno il vantaggio della flessibilità, dall’altro rischiano di rimanere schiacciati da dinamiche sempre più veloci. Qual è lo spirito con cui Coop Reno interpreta il cambiamento?

​In questi due anni ho coinvolto il mio gruppo dirigente nella valorizzazione di ciò che siamo: la più piccola delle grandi cooperative – con i nostri 165 milioni di fatturato -​ ​e la più grande delle piccole cooperative​. Il mercato ci impone di essere flessibili e dinamici, i nostri consumatori sono sempre più esigenti e sempre più “nomadi” rispetto alle varie insegne delle catene della distribuzione; se non sai cogliere i segnali di cambiamento in tempi brevi, rischi di parlare un linguaggio incomprensibile agli occhi e al cuore delle comunità in cui sei insediato. Parlo di cuore non in senso demagogico, oggi il mio essere vincente come impresa sui miei territori (comuni di piccole e medie dimensioni fino a 15.000 abitanti) passa anche dalla capacità di ascolto e di promozione delle attività locali; per svolgere il mio ruolo in questo modo, flessibile da un parte e coinvolgente dall’altra, devi avere la voglia di “sperimentare” ma anche le risorse economiche per farlo. Quindi il “troppo piccolo” diventa un limite, mentre il “diversamente grande” può diventare un successo.

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