I bei tipi che vedete nella foto sono il team di Fattura24, main sponsor dell’edizione romana del Freelancecamp. Al centro Carlo Camusso, fondatore e AD dell’azienda, che ho intervistato per voi.

Ciao Carlo, ci racconti cosa fa Fattura24?

Fattura24 è un gestionale di fatturazione sul cloud che permette alle P.IVA che lo utilizzano di gestire la propria fatturazione e monitorare l’andamento della propria attività sia da web che tramite app.

Come è nata l’azienda?

Ho lavorato per 16 anni come libero professionista e la gestione delle fatture è sempre stata macchinosa e poco sicura: creavo le fatture con Office e usavo le email per scambiarmi i documenti con il commercialista (servizi come Dropbox e in generale servizi cloud erano ancora lontani da venire). Avendo la fortuna di essere un programmatore decisi di realizzare un servizio web che mi permettesse di creare le fatture direttamente su Internet, condividerle con il mio commercialista e delegare al software le attività per così dire “secondarie”, come le copie di salvataggio dei documenti.

Per qualche anno questo sito venne utilizzato prevalentemente da me e pochi altri colleghi arrivati tramite passaparola.
Con il passar del tempo e grazie al passaparola gli utenti del servizio sono cresciuti esponenzialmente, e con loro anche le richieste di nuove funzionalità: così, nel 2011, ho deciso di costituire una società e dedicarmi a tempo pieno a questo progetto. Oggi Fattura24 è utilizzato da 70 mila utenti e ha generato circa 2 milioni di fatture.

Quanti dei vostri clienti sono freelance?

Quando iniziai a lavorare su Fattura24 ero un libero professionista, mi fu quindi naturale costruire un software che soddisfacesse al meglio le mie esigenze, neanche ci pensavo alle società; inevitabilmente questo portò ad avere praticamente solo utenti freelance!
Oggi le cose sono cambiate, il servizio è cresciuto e la base utenti è equamente distribuita tra liberi professionisti e società.

Ci sono parti del prodotto o attività specifiche di formazione che rivolgete ai freelance?

Praticamente il 90% delle funzionalità che caratterizzano Fattura24 sono figlie di idee, suggerimenti e critiche che ci sono arrivate dai nostri utenti, quindi in buona parte dai freelance.

Con alcuni di loro riusciamo a stringere dei legami che vanno oltre il semplice rapporto cliente/fornitore; questo ci permette di conoscere molto bene le loro esigenze e quindi di sviluppare le migliori soluzioni possibili.

Così in Fattura24 si possono trovare i report sui contributi previdenziali, quelli sulle trattenute previdenziali (es. Enasarco) oppure l’integrazione con il Sistema Tessera Sanitaria oppure l’auto configurazione del proprio account semplicemente dicendo al sistema qual è la propria professione: fotografo, giornalista, avvocato, agente, architetto, psicologo, geologo, ecc.

Fattura24 semplicemente non esisterebbe se non fosse così forte e collaborativo il rapporto tra noi e i freelance che lo utilizzano.

Quanti dei vostri collaboratori sono freelance? In che cosa è diverso lavorare con un freelance rispetto a un dipendente?

In generale chi lavora su Fattura24 ha un contratto da dipendente; tuttavia per molti progetti che hanno una durata specifica e richiedono competenze specifiche, ci appoggiamo a freelance.

Ad esempio la foto che ti ho inviato è stata fatta qualche mese fa al termine delle riprese della nostra web series: c’è il team di Fattura24 e tutti i freelance che ci hanno aiutato a realizzarla: attori, autori, regista e via di seguito.

In questo caso è normale che all’interno di una società di software manchino le competenze per realizzare un prodotto audiovisivo e collaborare con dei professionisti esterni ci ha permesso di realizzare un prodotto di qualità.

Ma non è l’unico caso: collaboriamo con liberi professionisti anche per i contenuti del nostro sito, per la stesura della contrattualistica e molto altro. Per noi collaborare con i freelance non è un modo per non impegnarsi in contratti a tempo indeterminato, come ahimè capita spesso, ma per poter accedere a competenze che professionalmente non ci appartengono ma che sono indispensabili per sviluppare il nostro business.

Da 1 a 10, quanto è difficile fare impresa in Italia?

Com’è che si dice in questi casi? “Grazie per la domanda”? :-)
Oggi in Italia ci sono due forti correnti di pensiero: quella disfattista che vede un paese afflitto da mille problemi dove è difficilissimo fare impresa e quella ottimista che sostiene che “se vuoi puoi” perché ci sono mille opportunità da cogliere.

Il punto è che sono vere entrambe: provo a spiegarmi meglio con un esempio.

Qualche giorno fa un amico mi raccontava che con la moglie stanno pensando di aprire un negozio specializzato in torte decorate. Attualmente producono queste torte, caratterizzate da una qualità artigianale e artistica elevatissima, solo per pochi fortunati. Quindi, per fare il salto di qualità e strutturare il business, stanno pensando di aprire un negozio; il punto ovviamente è che siamo in Italia e aprire un negozio qualche remora te la pone.

Ora facciamo un gioco: se chiedessimo un parere ai disfattisti e agli ottimisti cosa ci risponderebbero? Probabilmente questo:

  • disfattisti: “Lasciate stare. Sono troppo elevati i costi, troppe le difficoltà di gestione, troppi le lungaggini burocratiche. Inoltre vendereste a un target fortemente geografico: il vostro quartiere se va bene.”
  • ottimisti: “Ottima idea. Ma vi serve un sito web per farvi conoscere ovunque, una strategia di web marketing per acquisite clienti, un eCommerce per presentare e vendere le vostre torte e perché no anche video corsi per vendere agli appassionati che vogliono imparare a fare torte. Inoltre un accordo con un corriere per distribuire in poche ore le vostre opere in tutta Italia”

Forse avrò semplificato troppo, ma il concetto spero sia chiaro: le difficoltà evidenziati dai disfattisi non sono sparite ma gli strumenti e le opportunità di business descritte dagli ottimisti cambiano completamente il rapporto rischi/benefici offrendo al business molte più possibilità di successo.

L’Italia non è una paese semplice dove fare impresa, ma è ancora più vero che provare a mettere in piedi vecchi modelli non ha più senso, ed è sbagliato valutare l’Italia sulla sua capacità di sostenere e incentivare lo sviluppo di modelli di business anacronistici.

Assodato questo, il vero problema è che a un paese che ha i suoi problemi spesso si sommano la mancanza di conoscenze economiche e professionali necessarie a costruire un business che funzioni oggi e non che avrebbe funzionato negli anni ’50.

Seneca nel 4 a.C. diceva “Non c’è vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare” e per “sapere” non intendeva solo la volontà di andarci, ma anche la capacità tecnica di farlo.

E per te, se dovessi dare un voto da 1 a 10 agli aspetti del tuo lavoro, come valuteresti:

  • La soddisfazione economica?
    Poco, non sono mai stato particolarmente interessato quell’aspetto. E sono anche stato criticato quando rifiutai alcune proposte di acquisto che mi avrebbero permesso di ottenere quel tipo di soddisfazione.
    Per me la soddisfazione economica nasce lì dove l’aumento di fatturato mi permette di aumentare gli investimenti su Fattura24 e offrire un servizio sempre migliore a chi si è affidato a noi.
  • La possibilità di conciliare lavoro e vita extralavorativa?
    È molto difficile dare una risposta.
    Cerco di farlo al meglio con mia moglie e i bambini mentre sono un disastro quando si tratta di conciliare lavoro e amicizie.
    Più che lavoro io ho una passione e quando si parla di passioni è molto difficile conciliarla con altro.
  • Le relazioni umane?
    Sono importantissime, ci aiutano a vivere bene, crescere personalmente e professionalmente, purché siano coltivate nel tempo senza scegliere scorciatoie.
    Dico questo perché i like sui social stanno diventando dei pericolosi surrogati, nell’immediato sembrano una valido strumento per mantenere delle relazioni ma nella realtà tendono ad inaridirle.
    Fosse per me andrebbe istituita una legge: ogni 3 post/like sui social devi fare una telefonata e probabilmente neanche quella basterebbe.

Cosa ti aspetti di trovare al Freelancecamp? E cosa speri di portare?

In una parola: contaminazione.
Quasi mai negli eventi cerco l’opportunità di fare network (quello è una conseguenza non il fine), quello che vorrei è incontrare persone appassionate come me del proprio lavoro.
Persone da contaminare con quello che ho da offrire e dalle quale farmi contaminare.

Sei tra gli speaker. Il titolo del tuo intervento è “Fatturazione elettronica, dalla PA al B2B”. Di cosa ci parli?

Dei temi della fatturazione elettronica B2B in vigore da quest’anno e probabilmente obbligatoria con il prossimo.
E nel trattare questo argomento vi mostro come l’utilizzo di gestionali SaaS possa comportare grandi vantaggi nella gestione quotidiana della propria contabilità.

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