[Su Twitter si definisce “SEO senza ossessione”. Emanuele è un consulente freelance di Search Marketing: aiuta le aziende a farsi trovare dalle persone. Da quelle giuste.]

Che lavoro fai?

Sono consulente freelance di Search Marketing: aiuto le aziende a valorizzare al meglio la propria presenza sui motori di ricerca e, a partire da lì, farsi conoscere e creare conversazioni con le persone interessate.
Facilito questi incontri i quali, se le cose sono fatte bene, non sono casuali e generano profitto.

Ma agli amici continuo a dire: faccio cose, vedo gente.

Lavori da freelance?

Sì.

Lavorare da freelance è stato (ed è) un obbligo o una scelta?

Una scelta.
Dopo qualche anno in agenzia – tanti anni fa – volevo poter seguire i progetti rispetto ai quali ho effettivamente qualcosa da dire, gestire il mio tempo e poter evolvere professionalmente in base alle direzioni che sento più congeniali (sì: tengo d’occhio il mercato ma non mi sento ostaggio di esso).

Rifarei la stessa scelta, con lo stesso entusiasmo, anche se seguire la contabilità continua a non piacermi.

Da 1 a 10, quanto ti soddisfa il tuo lavoro per quel che riguarda:

  • Aspetti economici: 8
  • Gestione dei tempi di vita e di lavoro: 8
  • Relazioni umane: 8.

Cosa vuoi fare da grande?

Un’idea di massima ce l’ho: rimanere indipendente e cercare prospettive originali, quando è possibile. Gli altri dettagli arriveranno quando sarà il momento. E magari continuare a stupirmi: c’è vita, al di fuori dei cartelloni pubblicitari.

Perché vieni al Freelancecamp Marina Romea?

Perché sono curioso.

Sei tra gli speaker. Il titolo del tuo intervento è “Il mio grosso e grasso burnout”. Di cosa ci parli?

Burnout. Lo so bene quando sta per arrivare: coincide con una mail inviata da booking, il quale si complimenta con me per il dono dell’ubiquità: non è da tutti prenotare in 273 hotel diversi in altrettanti paesi per le stesse identiche date. E contestualmente mi chiede se per cortesia ho intenzione di lasciare qualche stanza anche alle altre persone.
Voglia di fuggire, compulsiva e irriducibile, ovunque.
L’intervento non si basa né su accurati studi psicologici, né propone “le 5 soluzioni DEFINITIVE che ogni freelance dovrebbe sapere per evitare lo stress BRUTTO”: è solo un rieducational channel in cui racconto una sfilza di segnali che “occhio, le cose si mettono male” e in cui suggerisco alcuni imperfetti rimedi della nonna che però talvolta funzionano. Chiusa: i super eroi mi stanno sulle palle pure nei fumetti, per dire, ma almeno a domani ci vorrei arrivare sano. Più o meno.

E ora, giochiamo un po’.

  • Se il freelance fosse un animale, che animale sarebbe? Quello che non è salito sull’arca per costruirsene una propria..
  • E se fosse una canzone? La mia valigia (Litfiba).
  • E una ricetta? Pane, burro e marmellata.

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