[“Per lavoro scrivo, spesso con parole tue”, una twitter bio che spiega benissimo cosa fa Simona, e con che verve.]

Simona Sciancalepore


Che lavoro fai?

Per spiegare il mio lavoro e usare parole non mie che mi stanno benissimo, direi sono uno “scrittore su commissione o scrittore per conto terzi, uno che risolve per iscritto e a pagamento un problema altrui”.
Per farla breve scrivo al posto delle persone o gli suggerisco come fare con la formazione.
Ah la citazione l’ho presa da questo articolo su David Abbot.

Lavorare da freelance è stato (ed è) un obbligo o una scelta?

Lavorare come freelance è stata una scelta. Sono pubblicista, lavoravo in una redazione, mi ero sudata tantissimo quella scrivania. Allo scadere del contratto mi hanno fatto due proposte: potevo scegliere se stare lì, o fare la freelance. Ho scelto di lavorare di più.

Da 1 a 10, quanto ti soddisfa il tuo lavoro per quel che riguarda:

  • Aspetti economici: 7 ma non bastano mai e si può sempre migliorare.
  • Gestione dei tempi di vita e di lavoro: 8 per colpa quei periodi (rari) in cui mi chiedo “perché lo fai”.
  • Relazioni umane: 7 vorrei vedere tutti di più, clienti, colleghi, amici.

Cosa vuoi fare da grande?

Vorrei assomigliare a gente come Austin Kleon o Keri Smith, diventare una “scrittrice” performer, una “scrittrice” che motiva. Ma quando ho cominciato volevo essere tantissimo solo Simona Siri (una giornalista che amo). Quindi magari domani avrò già cambiato idea. Dicono che la felicità vada aggiornata. Io gli credo.

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2 Responses to Verso il #freelancecamp: Simona Sciancalepore

  1. […] parlo al freelancecamp te l’ho già detto, no? Qui c’è un’intervista dell’anno scorso che vale anche […]

  2. […] parlo al freelancecamp te l’ho già detto, no? Qui c’è un’intervista dell’anno scorso che vale anche […]

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