Ormai non c’è Freelancecamp senza Vudio, perché il fatto di poterci far seguire in streaming e mettere a disposizione di tutti i video degli speech, con tempi e qualità che spesso non si trovano in eventi ben più blasonati, è diventato uno dei punti di forza del camp. Così eccomi a intervistare Fabrizio Ulisse, evviva!

Ciao Fabrizio, ci siamo detti tante volte “il Freelancecamp dovremmo portarlo anche a Roma”, e quest’anno ci siamo arrivati: come ti senti all’idea?

Sono molto contento. Come sai, quando mi hai raccontato che stavi valutando l’idea, ti ho sostenuto subito perché penso che questa città abbia molto bisogno di momenti di aggregazione come questo. A Roma ci sono moltissimi freelance, e creare un’occasione di incontro per loro, con un format già rodato e di successo, mi è subito sembrato fantastico!

Grazie a Vudio, dal 2014 è possibile seguire il Freelancecamp anche in streaming e rivedere i video degli speech in qualunque momento; poco dopo quell’edizione, tu pubblicasti un libro, “Qui ed ora”, proprio sul live streaming.

È vero, e ormai sarebbe ora di scriverne una seconda edizione :)

In questi tre anni, i video sono diventati via via sempre più importanti in ogni strategia dei contenuti e anche le dirette ormai fanno parte del nostro quotidiano online; ci puoi fare un riassunto di quel che è successo, e magari azzardare qualche previsione per il futuro?

Sì, video e dirette sono diventati centrali, grazie soprattutto alle politiche di valorizzazione messe in campo da Google e Facebook, ma anche grazie a Snapchat e alle sue storie, il cui format è stato copiato ovunque proprio da Facebook. Quello che secondo me ancora manca sono i contenuti nativi: c’è ancora molto scimmiottamento dei formati televisivi, e i live, tranne in pochissimi casi, sono ancora un amplificazione dell’evento anziché un un nuovo format che sfrutti la partecipazione attiva.

Ad esempio proprio in questi giorni siamo in piena preparazione del Festival del Giornalismo, per il quale curiamo la diretta di tutti e 300 gli eventi (di cui molti in contemporanea), la regia di palco degli eventi principali e la produzione dei format di storytelling insieme alla squadra dei volontari videomaker; ecco, questa è una delle rare occasioni in cui il team social e il team di produzione video lavorano integrati e in coordinamento continuo. E la differenza si vede.

In generale, previsioni sul video è difficile farne, anche se le prospettive tracciate dalle grandi piattaforme ci fanno intravedere un futuro non roseo in cui a ognuno si chiede gentilmente di tornare al suo posto: l’azienda deve fare lo spot a pagamento, il media deve fare i contenuti in cui far girare lo spot. E sarebbe un peccato.

Anche Vudio è nata poco dopo il primo Freelancecamp; che è successo nel frattempo? Quali sono i progetti dell’ultimo anno che vi hanno coinvolto e appassionato di più?

È successo che abbiamo tirato su con impegno e grande fatica una piccola ma solida agenzia che ci sta dando tante soddisfazioni. Il progetto più gratificante a cavallo fra 2016 e 2017 è stato il viaggio in Africa per i 60 anni di Amref. Abbiamo realizzato un progetto in dieci puntate tematiche – pubblicate mensilmente sui canali Amref e su Repubblica.it, che racconta alcune realtà dove l’intervento di questa straordinaria onlus sta realmente facendo la differenza.

Essere al centro di queste storie, e poterle raccontare, è un grande privilegio. Tra piccoli e grandi progetti mi piace poi citare “Una storia accessibile”, un raro e molto ben riuscito progetto di corporate storytelling realizzato per Reale Group insieme a Tam Tamy Reply.

La produzione video è qualcosa che solo le aziende si possono permettere, o è anche alla portata dei freelance?

Sostengo – e cerco di dimostrare – da tempo che ormai gli strumenti e i linguaggi sono maturi perché piccole aziende e freelance possano affrontare la produzione video senza l’aiuto di figure esterne, se non per imparare a fare di più e di meglio. Ripeto spesso che il nostro lavoro è ormai diventato essere più bravi dei nostri clienti, ed è giusto che sia così.

Nei corsi Digital Update (ndr: il prossimo corso di Fabrizio sul video making è il 20 aprile a Bologna) cerco soprattutto di stimolare la riflessione sul “cosa” raccontare, perché il “come” è figlio delle idee, ma anche dei limiti tecnici, che da secoli stimolano la creatività più di ogni altra cosa.

Oggi con qualche accortezza tecnica si possono fare ottimi prodotti video anche con un semplice smartphone: i limiti di uno smartphone diventano il nostro stile, il nostro set di parole con cui raccontare le nostre storie.

Nell’edizione romana ci fate da “quinta colonna” e da ospiti, però venite anche a Marina Romea vero?

Per Vudio tutto è cominciato al Freelancecamp del 2014, ormai esserci è come festeggiare un anniversario!

 

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